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Leonardi: "Premi di risultato e partecipazione anche nelle piccole imprese"
Intervista al consigliere economico di Palazzo Chigi. "Puntiamo sui contratti territoriali a schema, l’aumento di produttività deve essere garantito dalle singole aziende"
22 maggio 2017

La detassazione dei premi di risultato e la possibilità di convertirli in welfare aziendale con la contrattazione di secondo livello è “una delle misure di maggior successo degli ultimi anni”. “Le imprese stanno rispondendo molto bene, ora puntiamo ad allargare la platea, soprattutto tra quelle più piccole”.

Così Marco Leonardi, professore associato di economia politica all’Università di Milano e consigliere economico di Palazzo Chigi, intervenuto la scorsa settimana al convegno “I premi di risultato e il welfare aziendale nella contrattazione di secondo livello”, organizzato a Roma da Intesa San Paolo e Studio di Consulenza Giuridico Tributaria.

“Dal 2016 sono stati depositati circa 20 mila contratti di secondo livello, per lo più aziendali, ma ce ne sono anche 3 mila territoriali. È un numero più alto di quanto ci aspettassimo. Riguardano complessivamente circa 5 milioni di lavoratori, il premio medio è di 1400 euro annui per lavoratore” spiega Leonardi a Equipeonline.it. “Il deposito dei contratti ci permetterà anche di analizzarli e di individuare le best practice, stiamo creando una struttura ad hoc per questo”.

Come va con le piccole imprese?

“Vogliamo che siano sempre di più.  Per questo, è fondamentale lo sviluppo dei contratti territoriali a schema [come quello allegato all’accordo del 14 luglio 2016 tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil ndr], dei quali possono beneficiare proprio le aziende più piccole.  È un cambiamento significativo nel modo di fare i contratti ed è importante che, anche se il quadro di applicazione copre un determinato territorio, poi l’aumento di produttività sia garantito all’interno della singola azienda, responsabilizzandola”.

Per superare il divario in termini di welfare tra dipendenti di piccole e grandi imprese bastano gli incentivi o serve anche un cambio di cultura aziendale?

“La cultura aziendale si sta formando in questi anni e immagino aumenterà sempre più. Questa è una norma strutturale, i finanziamenti sono permanenti e funzionerà sempre. Credo quindi che le aziende si adegueranno progressivamente”.

Con la manovra correttiva è arrivata anche la decontribuzione sui premi di risultato per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori…

“Anche in questo caso vogliamo aumentare il numero delle imprese beneficiarie. L’incentivo non riguarda più solo quelle che, come diceva la norma precedente, hanno premi sopra i 3 mila euro, ma tutte quelle che hanno piani di partecipazione, sui quali sta per uscire un circolare esplicativa. C’è la decontribuzione del 20% sui primi 800 euro di premio, una somma che può apparire medio-bassa, ma che in realtà è importante per molte aziende”.

Questa attenzione alla partecipazione vede un nuovo ruolo per il sindacato?

“È una sfida anche per i sindacati, che devono concordare e negoziare i piani di partecipazione, così che i lavoratori abbiano premi di risultato detassati dove prima l’azienda non faceva premi di risultato e piani di partecipazione dove prima l’azienda non faceva piani di partecipazione”.

Decontribuzione per i lavoratori significa però anche meno pensione

“Perdono solo pochi punti, credo che i più preferiscano un premio da 720 euro netto oggi, anche se significa perdere 9 euro di pensione annui domani”.

Il welfare aziendale prima sembrava una conseguenza della produttività, ora ne diventa la premessa. È un cambio di prospettiva?

“Sì, il welfare ora è stato inteso anche come uno strumento di incremento di produttività, di qualità della vita aziendale e di conciliazione tra vita e lavoro. Pensiamo anche allo smart work, che ora bisognerà vedere quanto sarà utilizzato, visto che il criterio dell’incrementalità degli obiettivi è un po' limitante”.

C’è chi teme che a un allargamento del welfare aziendale corrisponderà una contrazione del welfare pubblico. È così?

“Non c’è nessun rischio. Sono poste di bilancio completamente diverse, ragionamenti completamente diversi. Uno è settore pubblico, sanità previdenza e welfare, l’altro è contrattazione integrativa di secondo livello, flessibilità salariale, produttività delle aziende. Non sono territori sovrapponibili”.

Equipeonline.it