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Lo smart working è legge, ecco cosa cambia
Approvate in Senato le nuove misure per il “lavoro agile”, dall’accordo scritto sulle modalità alla tutela contro gli infortuni. Grandi imprese apripista
10 May 2017

Da casa, dal parco o dall’internet cafè. Il luogo non conta, è sempre lavoro, anche se agile o, per dirla all’inglese, smart.

Il Senato ha approvato oggi definitivamente il ddl 2233-B, “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. Oltre al cosiddetto Jobs act degli autonomi, diventa così legge anche lo smart working (ribattezzato “lavoro agile”) dei dipendenti, per “incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

La legge non introduce una nuova forma contrattuale, ma considera lo smart working una modalità di lavoro subordinato sulla quale possono accordarsi azienda e lavoratore anche “con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario e di luogo di lavoro”. La prestazione viene eseguita in parte nell’azienda, in parte “all’esterno senza una postazione fissa”, entro i paletti dell’orario massimo fissato da legge e contrattazione collettiva.

L’accordo, a termine o a tempo indeterminato, deve essere messo per iscritto e comunicato telematicamente ai Servizi per l’impiego. Disciplina le modalità del lavoro all’esterno anche per quanto riguarda gli strumenti da utilizzare e l’esercizio del potere direttivo, di controllo e disciplinare da parte del datore, inoltre indica i tempi di riposo e le misure che assicurano la “disconnessione” del dipendente dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro quando non è in servizio.

La nuova legge specifica che i lavoratori “agili” hanno diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello dei colleghi “non agili” che svolgono le stesse mansioni, così come a forme di apprendimento permanente e alla certificazione delle competenze, se questo è previsto dall’accordo. Anche per lo smart working valgono gli incentivi fiscali e contributivi legati agli incrementi di produttività ed efficienza.

Il datore deve garantire la salute e la sicurezza del lavoratore, consegnandogli un’informativa sui rischi e predisponendo misure di prevenzione alle quali questo è tenuto a cooperare. Il lavoratore è tutelato contro infortuni sul lavoro e malattie professionali dipendenti dai rischi connessi al lavoro all’esterno dell’azienda, compresi quelli in itinere se il luogo è stato scelto per esigenze connesse alla prestazione o per conciliare vita e lavoro, purché secondo “criteri di ragionevolezza”.

In attesa che il Parlamento si muovesse, i diretti interessati non sono rimasti a guardare. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, già 250 mila dipendenti, tra impiegati, quadri e dirigenti, lavorano con modalità “smart” in Italia. A fare da apripista sono le grandi aziende, che nel 30% dei casi hanno già progetti strutturati in materia, contro il 5% delle PMI e le poche iniziative avviate nella Pubblica Amministrazione.

La legge approvata oggi sarà d’impulso ad allargare una platea alla quale negli ultimi mesi si sono aggiunte, tra le altre, Ferrovie dello Stato, Enel e Ferrero. Anche perché lo smart working conviene a lavoratori e aziende, come sottolineò qualche mese fa il direttore dell’Osservatorio, Mariano Corso, in un’audizione davanti alla Commissione Lavoro della Camera.

“Per la persona -  spiegò Corso - vuol dire riappropriarsi del proprio tempo e una migliore integrazione tra lavoro e vita privata, ridurre costi di trasporto ed essere messo in condizione di lavorare meglio. I benefici misurati per le aziende sono notevoli: aumenti della produttività dal 15 al 20%, riduzione dei costi di real estate e di gestione degli spazi dal 20 al 30%, drastica riduzione dell’assenteismo e miglioramento del clima aziendale e dell’employer branding".

Equipeonline.it

DDL 2233-B “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”