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Smartworking per Zurich: "Fiducia e responsabilità"

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Smartworking per Zurich: "Fiducia e responsabilità"

Il 70% dei dipendenti già lavora anche fuori sede. Troya (HR Director): "La sfida è gestire un grande cambiamento culturale"
18 July 2017
Tempo di lettura: 5,1 min.
“L’attenzione alle esigenze dei dipendenti viaggia sulla stessa strada degli obiettivi aziendali. Se aumenta la soddisfazione, migliorano lavoro e risultati.
È una logica win-win.

Federica Troya, responsabile human resources and services di Zurich Italia, riassume così la filosofia grazie alla quale, per il secondo anno consecutivo, l’azienda si è meritata la certificazione Top Employers Italia. Un riconoscimento alle sue politiche di innovazione e valorizzazione delle risorse umane, che passano anche per un piano di smart working aperto a tutti i suoi 1300 dipendenti.
 
Già alla vigilia dell’Expo 2015, quando si temeva che l’afflusso di visitatori avrebbe complicato notevolmente gli spostamenti a Milano, il gruppo aveva introdotto una forte flessibilità oraria in ingresso e in uscita. Un modo per allargare la libertà di scelta, decongestionare il traffico e diminuire le emissioni, garantendo però anche più occasioni di contatto, nel corso di una giornata lavorativa “allungata”, con i tanti interlocutori esterni, come agenzie, banche, broker e liquidatori.
 
Il passo successivo è stato slegare il lavoro dal luogo di lavoro. “Siamo partiti con un progetto pilota nel 2015, coinvolgendo su base volontaria un centinaio di impiegati del dipartimento Operation. Si occupano di attività di back office per l’emissione di polizze e questo ci ha permesso di monitore più facilmente, anche con logiche quantitative, l’impatto della nuova modalità di lavoro sull'organizzazione. Inoltre, lavorano tutti su sistemi aziendali ai quali si può accedere da remoto” racconta Troya a Equipeonline.it.
 
L’esperimento è andato bene (“adesione con entusiasmo e nessun calo di produttività”), quindi la formula è stata confermata per tutti gli altri dipendenti, sottoscrivendo a giugno 2016 un accordo sindacale ad hoc.  Oggi in Zurich chiunque può scegliere di lavorare all’esterno (“non è necessario indicare dove, non lo chiediamo” puntualizza la HR Director) fino a due giorni a settimana, l’importante è che sia connesso.
 
La risposta è stata superiore alle aspettative. Nel giro di un anno hanno già aderito oltre 900 dipendenti, il 70% del totale. Metà ha scelto di lavorare fuori un giorno a settimana, metà due. “Non ci sono preclusioni per ruolo o area funzionale. I giorni possono variare di settimana in settimana, in linea di massima quello meno utilizzato è il mercoledì, ma ce n’è sempre uno in cui è richiesta la compresenza in sede per tutto il team”.
 
È l’azienda a fornire le tecnologie abilitanti, cioè un laptop con tutto il software necessario, telefono incorporato e connessione wifi, insieme a un breve percorso di formazione. Non ci sono strumenti di controllo sull’orario fuori sede, non ci sono straordinari ed esiste ampia flessibilità nell'utilizzo dei permessi. Ci si aspetta che lo smartworker sia operativo e raggiungibile come se fosse in sede e non lo si cerca all’infuori del solito orario di lavoro. Deve assentarsi momentaneamente per impegni personali? Basta informare il resto del team.
 
“Tutto si basa sulla fiducia e sul senso di responsabilità. È diventato quindi ancora più nevralgico lavorare per obiettivi, qualitativi o quantitativi che siano, concentrarsi sul risultato più che sul modo in cui ci si arriva. Non valuti più la presenza, ma comunque la disponibilità a rispondere in modo proattivo, il livello di ingaggio, la qualità del coinvolgimento” spiega Troya.
 
Le survey fatte finora mostrano un alto grado di soddisfazione. I dipendenti in smart working dicono di apprezzare soprattutto il risparmio di tempo per gli spostamenti tra casa e lavoro, l’aumento di produttività a parità di ore lavorate e la possibilità di gestire il lavoro in modo flessibile nell’arco della giornata. Si registrano anche meno assenteismo e maggiore retention di talenti.
 
Criticità riscontrate? “Alcuni software a distanza funzionavano meglio di altri e abbiamo fatto degli aggiustamenti, anche perché, se ci sono problemi di connessione, bisogna rientrare al più presto in sede. Soprattutto, però, ci siamo trovati a gestire un grande cambiamento culturale nel rapporto di ogni lavoratore con il resto del team e con il line manager, non più basato sulla presenza fisica”.
 
Se per i manager c’era già l’abitudine a collaborare a distanza, ora è diventata fondamentale per tutti. “In una riunione, per esempio, lo smart worker deve avere lo stesso spazio di chi è presente fisicamente, va stimolato a intervenire, messo nella condizione di partecipare alla pari. Più in generale, non si può pensare ‘è in smart working, non lo disturbo’… semmai è vero il contrario: proprio con chi non è in sede vanno intensificate le occasioni di contatto e coinvolgimento”.
 
La legge 81/2017 sul lavoro agile non avrà, a quanto pare, un impatto sensibile sullo smart working in Zurich. "Zurich è in linea con le nuove norme della legge 81, per noi il luogo di lavoro esterno scelto dal dipendente in Smart working è equiparato al luogo di lavoro in sede. In ogni caso, in aggiunta alle coperture previste dall'Inail, noi garantiamo a tutti i dipendenti una copertura integrativa contro gli infortuni."
 
Questa copertura fa parte del vasto pacchetto di welfare aziendale di Zurich, nel quale compaiono ad esempio previdenza e sanità integrative, programmi di screening e prevenzione, sostegno alle future mamme e a quelle che rientrano al lavoro, iniziative legate alla diversity anche in ottica LGBT e riconoscimento e tutela delle coppie di fatto. “Al centro, c’è sempre l’attenzione al benessere dei dipendenti”.
 
Le nuove modalità di lavoro hanno cambiato anche il volto degli uffici di Zurich a Milano, con una ristrutturazione all’insegna del dynamic working. Addio alle postazioni assegnate per ruolo e grado. Ogni dipendente, dotato di laptop tuttofare, sceglie quella che fa al caso suo in quel momento, dalla scrivania con seduta ergonomica in open space, alla stanzetta insonorizzata telefonate riservate, dalla classica sala riunioni alle zone living e caffetteria per relax e confronti informali, fino alle baby room.
 
Lo scorso maggio, durante la Settimana del Lavoro Agile promossa dal Comune di Milano, Zurich ha messo a disposizione la sua esperienza, “adottando” un’altra azienda, Tamoil, interessata allo smart working. “Abbiamo però anche voluto farci adottare da Snam – ricorda Troya - in un’ottica di fertilizzazione e scambio di buone pratiche. Si può fare sempre di più e non si finisce mai di imparare”. 

Equipeonline.it

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