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Smart working nella PA, le indicazioni su salute e sicurezza
Le linee guida della direttiva Madia illustrano gli obblighi di datori e lavoratori e danno indicazioni per l’informativa sui rischi. Nessuna novità sull'assicurazione obbligatoria
20 July 2017

Come tutelare salute e sicurezza dei lavoratori in smart working? È un tema affrontato dalla recente direttiva sul lavoro agile nella Pubblica Amministrazione firmata dalla ministra Marianna Madia.

In particolare, nelle “Linee guida in materia di promozione della conciliazione dei temi di vita e di lavoro” allegate alla direttiva si spiega che, almeno una volta l’anno, il datore di lavoro deve consegnare al lavoratore a un’informativa sui rischi generali e specifici e sulle misure da adottare. Deve inoltre garantirgli formazione periodica per il “corretto svolgimento della prestazione di lavoro agile in ambienti indoor e outdoor” e assicurarsi che strumenti e dispositivi informatici che gli ha fornito siano sicuri e a norma, curarne la manutenzione e formarlo sul corretto utilizzo.

Anche il lavoratore, però, deve fare la sua parte. È infatti tenuto a “cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali”.

Le linee guida suggeriscono, poi, come strutturare l’informativa sui rischi. Dovrebbe, ad esempio, dare indicazioni sulla sicurezza antincendio e sui requisiti igienici minimi dei locali, su come controllare prima dell’uso e poi utilizzare strumenti e dispositivi e sul comportamento da tenere in caso di malfunzionamenti, oltre che sul corretto utilizzo dell’impianto elettrico e sull’ergonomia nell’uso di pc, laptop e tablet.

Se la prestazione si svolge all’aperto, si rendono necessarie anche altre indicazioni. Si va da quelle sui rischi dell’esposizione a sole, caldo, freddo o umidità alle limitazioni e agli accorgimenti da adottare in luoghi isolati che rendono difficili eventuali soccorsi, fino alle insidie legate alla presenza di animali, vegetazione, degrado e rifiuti in zone non manutenute adeguatamente. Altri pericoli sono connessi alla presenza di sostanze infiammabili o all’eventuale mancanza di acqua potabile.

Per quanto riguarda, invece, l’assicurazione obbligatoria per gli infortuni e le malattie professionali, la direttiva Madia non fa altro che ribadire quanto previsto dalla Legge 81/2017.

Il lavoratore ha quindi diritto alla tutela per infortuni e malattie dipendenti dai rischi connessi alle prestazioni all’esterno dei locali aziendali. Quanto a quelli “in itinere”, la tutela è riconosciuta solo se la scelta del luogo è dettata “da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza”.

Su questo fronte, molte delle aziende private che già prima delle nuove norme hanno adottato lo smart working hanno coperto il lavoratore con polizze integrative anche per i rischi extraprofessionali. La Pubblica Amministrazione, per ora, non sembra volersi muovere esplicitamente in questa direzione.

Equipeonline.it